UNA DELLE ULTIME AREE VERDI DI INTERESSE AMBIENTALE, STORICO E CULTURALE DI SALO'
2010/05 - Lettera al direttore del capogruppo della lista civica "Cittadini per Salò"
Cortese Direttore,
Sul "Giornale di Brescia" del 12 maggio è stato pubblicato un interessante articolo che esplicitava la tensione all'interno dell'A2A, la utilities company un tempo controllata dai comuni di Bs e di Mi e che ora appare nelle mani del mercato e del top management . Quest’ ultimo vorrebbe fare diventare la A2A un importante attore nel settore nucleare in Italia rendendola, però nello stesso tempo, più debole sotto l’aspetto finanziario. Ma perché parlare di questo tema? Perché in modo chiaro si evidenzia la contrapposizione fra chi, il management e il “mercato”, vuole massimizzare il valore intrinseco della società inserendola in nuovi mercati e nuovi orizzonti operativi senza porsi il problema che poi la stessa società sarà destinata ad investire le sue risorse economiche e finanziarie in attività che nulla hanno a che fare con il servizio al cittadino per le quali sono destinate (distribuzione energia elettrica, acqua, gas e gestione rifiuti). E chi, le amministrazioni comunali, si accorgono troppo tardi di non aver chiuso in tempo la stalla e sono già usciti tutti: non solo i buoi! Pensate alla società A2A fra qualche anno: investimenti nel nucleare spingeranno i vertici e i soci della società a cederne il controllo a qualche soggetto esterno, immagino qualche bella multinazionale italo francese. In tal modo i servizi primari (distribuzione energia elettrica, acqua, gas e gestione rifiuti) saranno regolati da soggetti sempre più lontani ai cittadini. Per chiedere un allacciamento dovremo chiamare un call - center in Irlanda, per avere un intervento sulla rete fognaria interverranno imprese tunisine e il gestore del bene acqua sarà un panciuto signore piazzato su una comoda poltrona in un elegante ufficio di Parigi (altro che le mancate risposte del Gardauno sull’epidemia a san Felice del Benaco). Enfatizzo evidentemente, ma anche per contrastare questi possibili rischi dobbiamo sostenere il referendum contro la privatizzazione dell'acqua promosso da Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Un ulteriore motivo contro la privatizzazione è proprio connesso all’uso che se ne fa del bene acqua nella produzione dell’energia nucleare: il 40% delle acque francesi viene utilizzato per raffreddare gli impianti stessi con tutti i rischi connessi. Tale risorsa sempre più importante in prospettiva futura non può essere depauperata per il nucleare quando già oggi il 15% della popolazione italiana per quattro mesi l'anno non ha accesso regolare all'acqua se non costruendo tutte le centrali nel centro nord d’Italia, dove il bene acqua è concentrato. I politici che vogliono difendere le prerogative dei cittadini, anche e soprattutto di quelli lombardi, hanno pertanto più di un motivo per ripensare se sostenere oppure no il referendum contro la privatizzazione del bene acqua.
Fabio Frassoni
