09 - Il progetto Trasferimento Tavina (Salò) in sintesi

La sostanza

E'un grosso intervento, al di fuori di ogni logica di pianificazione generale del territorio, che introduce grosse volumetrie private, mai viste in singoli contesti, che si vuole approvare con scorciatoie amministrative, favorite dalla legislazione vigente, che comportano un mancato confronto, mancata partecipazione, mancata verifica dell’inserimento dell’intervento nel contesto generale.

Questa iniziativa ha come unico interesse pubblico il presunto vantaggio (opere pubbliche o somme di denaro) che l’amministrazione ottiene in cambio.

Dopo una discussione volutamente gestita sottotono nella scorsa primavera anno 2009) il Pgt del sindaco Cipani e il progetto sono stati approvati dal consiglio comunale in scadenza: ma, ciò che è ancor più grave è l’accettazione remissiva dal nuovo sindaco Botti, indicato dai partiti maggioritari per garantire la definitiva colata di cemento su Salò: al di là di tutto e soprattutto non considerando gli interessi della cittadinanza.

Stato di fatto

Questa iniziativa ha come unico interesse pubblico il presunto vantaggio (opere pubbliche o somme di denaro) che l’amministrazione ottiene in cambio.

Abbiamo un’area agricola a Cunettone ed una attività industriale di imbottigliamento acque minerali su un’area di circa 40.579 mq a Salò zona rive.

Il Prg passato, in caso di dismissione dell’attività, prevede la realizzazione di un centro alberghiero termale, destinazione che era prevista, come impegno a carico dei privati, fin dalla concessione dello stabilimento stesso.

Tutto dimenticato!

Dati di progetto

Area agricola Pratomaggiore

Area agricola resa edificabile: 28.583 mq SLP industriale insediabile: 25.050 mq – un capannone di due piani per un’altezza massima di 10 metri. Quindi un volume teorico (SLPx h 3 metri) di circa 116.000 mc.

SI parla di volume teorico perché per le aree industriale non si concedono metri cubi, ma metri quadrati

Area produttiva esistente – zona nei pressi del lago.

Area di 40.579 mq

SLP produttiva esistente 22.661 mq Progetto:

Si tenga presente che quando vi è una riconversione di un’area industriale, quindi con cambi di destinazione d’uso, il privato non può pretendere nulla dal punto di vista giuridico: infatti le volumetrie esistenti unicamente perché si era presenti ad attività produttiva. Nel caso di dismissione è il comune che decide cosa e quanto permettere di fare.

Rapporto dare / avere

Il privato cederebbe aree, opere pubbliche e denari per circa 12 milioni di euro.

Questo è il dare (anche sovrastimato), ma l’avere? Non viene quantificato.

Il bilancio economico che quantifica il dare e avere è viziato dalla scandalosa assenza del dare: cioè il valore economico delle trasformazioni d’uso dell’area industriale e dell’area agricola.

Questo calcolo porta indicativamente ad un valore che supera i 20 milioni di euro, cioè il valore di mercato delle aree private (industriale + area agricola) con la sola approvazione del progetto aumenterebbero il loro valore di più di 20 milioni di euro.

L’affare seconde case inoltre avrebbe un giro d’affari superiore ai 100 milioni (ricordiamo che gli appartamenti in ballo sono più di 300 e i prezzi delle case sono alle stelle!!)

Altro che affare per la Comunità salodiana !

La risorsa acqua

Il documento preliminare di piano redatto dal Comune di Salò afferma che la disponibilità delle sorgenti è nettamente calata negli ultimi anni, lasciando l’onere di alimentazione della rete in gran parte a carico dei pozzi di Roè”, affetti da un’elevata vulnerabilità, soprattutto nei confronti di inquinanti dovuti a residui di lavorazioni industriali presenti nel subalveo del fiume Chiese. La principale fonte di alimentazione dell’intero acquedotto di Salò è quindi oggetto di una precarietà che si ritiene assolutamente inaccettabile”. La soluzione non risiede, come affermato dal Governo del paese, né in una semplice richiesta di coinvolgimento del comune di Roè Volciano, né nella realizzazione di costosissimi impianti di prelievo dell’acqua a lago: si dia invece avvio subito a ricerche per verificare la consistenza di tali risorse nell’area di Pratomaggiore e si preveda la costruzioni di pozzi atti ad attingere l’acqua.

Ammettendo anche il pareggio finale, il punto fondamentale è questo: non c’è alcun interesse pubblico nell’operazione che giustifichi il sacrificio di un’area importante come Pratomaggiore, che metta a rischio la restante piana per probabili futuri ampliamenti dell’attività industriale (di cui già si parla) e per lo spreco dell’area a lago, che diventa dimessa, per funzioni, vedi seconde case, che nulla portano al comune se non costi futuri.

Le aree vergini o esistenti utilizzabili per realizzare interventi di interesse pubblico a Salò sono rimaste molto poche, sprecare la principale è privo di senso se non c’è un ritorno economico da garantire al privato. La destinazione d’uso prevista dal PRG (centro termale e alberghiero) poteva essere confermata e se mai integrata con funzioni pubbliche, anche sanitarie, compatibili.