Di seguito viene riportata la relazione che il comitato ha predisposto per inquadrare l'area di Pratomaggiore, riportando alcuni riferimenti storici, gli elementi di pregio, le problematiche connesse, l'inquadramento degli strumenti di pianificazione urbanistici e una breve riflessione con alcuni dati sul tema del consumo del territorio.
PRATOMAGGIORE, VILLA DI SALO’
Individuazione e descrizione dell’area
La piana di Pratomaggiore si trova a Villa, frazione di Salò, dove sorge la chiesa parrocchiale. E’ delimitata a sud ed ovest da colline boscate (località Riotto, Mezzanino, Navelli e Palazzina), a nord da via Europa che collega Cunettone a Tormini e a sud-est dalla via per Puegnago, che si collega con via Europa alla rotonda di Cunettone, fiancheggiata dal fosso Riotto. Via Europa separa Pratomaggiore dal nucleo storico di Villa e dalla piana di Burago. Descrizione dell’area
Pratomaggiore è un’area sostanzialmente piana, con la parte sud leggermente incassata rispetto i propri confini, fungendo quindi da bacino di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche.
A due terzi della piana vi è il nucleo storico costituito dal complesso parrocchiale di villa, con adiacente l’area sportiva, alcuni edifici residenziali ed un complesso rurale attualmente ancora adibito ad attività agricole, sul retro della chiesa.
L’area è attraversata per il lungo da un tracciato viario sterrato di origine romana in cui si innesta a T una campestre che rappresentava l’ingresso principale da via Europa, ingresso evidenziato da un cancello.
Un filare di cipressi centenari e ulivi conduceva da questo ingresso al complesso rurale.
L’area ha sempre avuto funzioni agricole, con uliveti, vigneti e campi coltivati.
L’area a sud della Chiesa è caratterizzata da un sistema di raccolta e smaltimento naturale delle acque piovane costituita da fossi e buche che disperdono le acque nel terreno. Questo sistema è molto antico ed in parte è andato perdendosi.
Di fronte alla chiesa, al di là della strada, si sviluppa il centro storico di Villa, che prosegue verso Cunettone con insediamenti residenziali (cooperative) ampliati nel tempo nella piana di Burago che rimane nascosta a Pratomaggiore essendo alla sommità di una collina, ad una quota superiore, divisa dalla stessa da un argine.
Sul fondo, verso nord spicca la cascina Palazzina con i suoi prati terrazzati.
Nel lembo sud, nei pressi della rotonda di Cunettone nel dopoguerra sono state realizzale, lungo via Europa, alcune abitazioni. Recentemente, alle spalle di queste abitazioni, è stato realizzato un intervento a capannoni che in parte ha intaccato l’area di Pratomaggiore e che rappresenta un forte elemento di disturbo ambientale e paesaggistico.
Un po' di storia
“I Romani certamente vi ebbero stanza prediletta […] Tombe romane, non molti anni or sono, furono scoperte nella contrada sotto Villa, alle falde del colle Castello.
Nel 1880, lungo gli argini di Burago, scavandosi il terreno alla profondità di un metro, per la sede stradale del tram, vennero allo scoperto circa dieci tombe romane, costrutte di lastre di cotto e contenenti lucerne, vasi, armi, ornamenti, e qualche moneta di bronzo del tempo degli Antonini e di Costantino.
Sotto gli stessi argini si rinvenne qualche muro e qualche traccia di costruzione, onde non è fuor di luogo ritenere che in quel sito, che domina tutta la vasta pianura di Pratomaggiore, sorgesse la villa di qualche dovizioso romano.
In un ammasso di pietre esistenti tutt’ora, in parte, nella località denominata Boschetto, sul margine occidentale di Pratomaggiore, in prossimità di un’antica sorgente di acqua perenne, è facile discernere fra i rottami e la macerie, frantumi di pietre lavorate, di empici, di terre cotte, provenienti senza dubbio da ruderi di fabbriche romane, poste al piede della collinetta di Mezzanino, nominata nelle più antiche carte.”
Testo tratto da: “Villa di Salò”, avv. Donato Fossati - Salò, Gio Devoti edizioni, 1925
Le qualità di Pratomaggiore
La piana in oggetto ha un valore dal punto di vista storico, ambientale, paesistico e funzionale.
Nei paragrafi seguenti sono riportate alcune indicazioni contenute in strumenti di pianificazione che testimoniano queste qualità.
Sostanzialmente l’importanza di Pratomaggiore è nella sua funzione di salvaguardia dell’identità storica ed ambientale del nucleo storico di Villa. Questa funzione, che viene svolta anche dall’altra area verso la valle di Moribondo per quanto riguarda il versante che guarda il lago, non è solo visiva, è proprio fisica.
Senza queste aree il borgo di Villa, inglobato nelle edificazioni, perderebbe la propria identità di nucleo legato alle funzioni rurali del proprio territorio e perderebbe così il suo antico ruolo di offrire qualità: architettonica, di servizi, di spazi liberi, di ambiente vivo e fruito.
La sua importanza dal punto di vista funzionale è data dai possibili usi alternativi all’edificazione a cui può essere dedicata quest’area essendo una delle poche rimaste nel territorio salodiano con le sue caratteristiche dimensionali e qualitative.
Si veda anche la sezione sul consumo del suolo.
Le problematiche di Pratomaggiore
Gli aspetti problematici quindi sono legati al suo consumo per funzioni non di qualità, come l’edificazione di capannoni.
Inoltre assume un’importanza non minore la problematica legata alla funzione di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche di quest’area per Villa e Cunettone.
Si vedano su questo tema i seguenti chiari riferimenti.
Indicazioni tratte dallo Studio Geologico allegato al P.R.G. - Dott. Conti:
Nella zona Pratomaggiore c’è la traccia di un antico scaricatore fluvioglaciale (che parte dalla chiesa e si sviluppa verso la rotonda di Cunettone).
L’area viene classificata in “Classe 3 – Fattibilità con consistenti limitazioni” specificatamente in zona 3a in cui non sono ammesse nuove edificazioni.
Si ribadisce che l’area Pratomaggiore è potenzialmente inondabile. Considerazioni sulle nuove urbanizzazioni
Estratto Relazione Tecnica "Sistemazioni idrauliche del territorio Progetto preliminare" ing. Ziletti 2005 – pag 17
A Cunettone c’è la difficoltà di smaltimento delle acque meteoriche. Il terreno presenta una bassa permeabilità come risulta dall’indagine geologica (geol. Paolo Ferrari).
La progressiva riduzione delle superfici drenanti a seguito dell’urbanizzazione ed il concentramento delle acque meteoriche ha dato origine ad una situazione precaria tra la quantità di pioggia e la capacità di smaltimento del terreno. Ne deriva come conseguenza l’opportunità di:
* limitare la trasformazione dell’uso del suolo con urbanizzazione di nuove aree e favorire le attività agricole esistenti;
* salvaguardare le aree da sempre deputate ad essere allagate in modo da ridurre le conseguenze di eventuali esondazioni in caso di eventi eccezionali;
* evitare la realizzazione di locali interrati considerando che lo smaltimento delle acque meteoriche avviene per infiltrazione.
Sottovalutazione Rischio Idrogeologico
Estratto da: Relazione PRG di Salò arch. Costantino 1989/90
Il territorio salodiano pone da sempre grossi problemi di sicurezza, connessi alle sue caratteristiche geologiche ed idrogeologiche.
Non si tratta di constatazione recente ma, al contrario, di verità a tal punto nota e indagata da rischiare di non impressionare alcuno: convivenza con il pericolo, assuefazione, sottovalutazione, con punte di ignoranza della sua esistenza, rappresentano stadi di una preoccupante evoluzione.
PRECENDENTI STRUMENTI di PIANIFICAZIONE
Inquadramento Urbanistico Comunale
Attualmente la piana di Pratomaggiore è classificata in zona "E2 agricola di interesse ambientale", mentre gli edifici (chiesa e complesso rurale) in zona "A Centro Storico".
L’area è vincolata, come tutto il territorio comunale, ai sensi della legge 1497/39 – vincolo paesaggistico, ed è inserito nei confini del Parco Regionale Alto Garda Bresciano.
Carta archeologica della Lombardia per la Provincia di Brescia
Il censimento dei ritrovamenti archeologici della Lombardia evidenzia nel Comune di Salò vari ritrovamenti romani, tra cui alcuni tra Villa e Cunettone.
In Pratomaggiore sono state rinvenute alcune “strutture murarie, con materiali metallici e ceramici relativi ad un edificio di età romana.”
Rinvenute pure alcune sepolture sempre di età romana.
Nelle vicinanze, Villa e Cunettone, sono state ritrovate sepolture, incisioni funerarie, strutture di edifici.
Recentemente altri ritrovamenti sono emersi a Brago durante alcuni lavori.
Strumento Urbanistico Provinciale PTCP 2003
Il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Brescia dal punto di vista paesistico evidenzia i seguenti elementi d’attenzione nell’area in oggetto: "Filare storico, alberi di interesse monumentale", "Cordoni morenici", "Culture specializzate", "Crinali" e "Ambito di rilevanza paesistica, cioè ambiti connotati dalla presenza di fattori fisico-ambientali e/o storico culturali che ne determinano la qualità nell’insieme. Tali ambiti svolgono un ruolo essenziale per la riconoscibilità del sistema dei beni storico–culturali e delle permanenze insediative, nonché per la salvaguardia di quadri paesistici d’elevata significatività". Ogni ambito ha una valenza da rispettare. Nello Schema Direttore l’area viene evidenziata come: "Fascia di consolidamento ecologico delle colline moreniche. Le colline moreniche rappresentano un ambito di particolare rilevanza ecologica sia per la sopravvivenza di un sistema diffuso di fasce boschive e di un ecomosaico articolato, sia per la sua posizione; queste due caratteristiche le assegnano anche un potenziale ruolo di connessione tra l’ambito montano e la pianura. Nella fascia delle colline moreniche risulta pertanto necessario operare per un consolidamento del loro ruolo ecologico attraverso azioni di potenziamento delle strutture naturali e di governo delle conseguenze ecologiche delle azioni di trasformazione." [N.B.: tale strumento di pianificazione per vari aspetti non si applica nei comuni appartenenti al Parco, che ha il suo PTCP, anche se ciò che evidenzia è lo stato di fatto.]
Il prof. Paolo Vitale Biologo dice:
"L'area è importante perché si configura come un corridoio ecologico in un ambiente già eccessivamente urbanizzato. È utile rilevare che molte specie animali necessitano di spazi non occupati da manufatti e non antropizzati per spostarsi e occupare territori sufficientemente estesi. Infatti la frammentazione degli habitat è una delle cause principali della perdita di biodiversità. Si tratta di un'area che, per la presenza d'acqua, presenta buone potenzialità per la riproduzione e la sopravvivenza degli anfibi, animali a forte rischio di estinzione." PTCP Parco Alto Garda - Elaborazione 1999
Il Piano territoriale del Parco individua su Pratomaggiore i seguenti ambiti: : "ambito collinare", "ambito prioritario di intervento n.77", "area soggetta a rischio idrogeologico n.77", "area agricola con culture legnose agrarie". Nelle norme vi sono le seguenti indicazioni: "l’espansione edilizia, principale elemento di criticità, dovrà essere fortemente limitata; in particolare vanno vietati gli interventi fuori scala …", "Salvaguardia dei tracciati storici ...", "Salvaguardia della morfologia naturale del terreno ...", "Salvaguardia delle molte sistemazioni agrarie prodotte …", "salvaguardia dei manufatti storici (…) e del relativo contesto paesistico attraverso:
Si evidenzia nei documenti il nubifragio ’89-’93.
Si evidenzia nei documenti il nubifragio ’89-’93. Le aree censite soggette al rischio ideologico, si afferma, dovrebbero ricadere in generale nella Classe di fattibilità n. 4 inedificabile, salvo indagini puntuali che individuino punti meno pericolosi in Classe 3 con forti limitazioni alla edificabilità. Si afferma inoltre: "ogni utilizzo di suolo non urbano a scopi insediativi, se non risponde all’obiettivo del completamento urbano, è da considerarsi consumo" [N.B.: Il PTCP elaborato dall’ente è solo in parte stato approvato, pubblicandolo sulla gazzetta ufficiale, al cambio di amministrazione. Inoltre i comuni, tra cui anche Salò, nell’aggiornamento obbligatorio del PRG (2005) non hanno riportato ne approfondito molti di questi contenuti.}
IL PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO approvato nella primavera del 2009
L’amministrazione Cipani ribalta la situazione e modifica la destinazione originaria del territorio. L’area destinata ad accogliere lo stabilimento della Tavina si considera “riservata al completamento del tessuto produttivo in aderenza ad ambiti del tessuto urbano consolidato funzionalmente dedicati all'industria ed all'artigianato. Le previsioni del piano, con l'occupazione delle aree, propongono il trasferimento di attività produttive collocate in frange territoriali paesisticamente sensibili e maggiormente consone ad un utilizzo residenziale e turistico di fruizione del territorio lacuale”. Dopo il danno arrecato dal comparto Noce all’area arriva la Tavina con l’obbiettivo non tanto nascosto di ampliare successivamente lo stabilimento distruggendo definitivamente tutta l’area verde di Cunettone.
PRECEDENTI
Nel 1997 la Regione Lombardia bocciava la richiesta di localizzare un’area artigianale in Pratomaggiore
In riferimento alla previsione di localizzare un’area artigianale in Pratomaggiore, la Regione Lombardia cassava tale proposta scrivendo:
"L’ambito contornato in tinta ed indicato con il n.11 viene ricondotto alla destinazione di zona "E2 di interesse ambientale", in quanto previsione destinata all’insediamento di nuove attività produttive in un contesto ambientale meritevole di particolare salvaguardia, vincolato ai sensi della legge 1497/39, e caratterizzato altresì dalla presenza del fosso Riotto e di una rete minore di drenaggio che recapita le acque nell’area sub-pianeggiante interessata dal suddetto insediamento, evidenziando in più punti allagamenti, ristagni, difficoltà di drenaggio e conseguentemente cattive condizioni di portanza dei terreni, rendendone fortemente problematico l’uso edificatorio."
IN ALLEGATO COPIA PARERI
CONSUMO DEL SUOLO
Alcuni dati significativi. Importanza di Pratomaggiore
L’area di Pratomaggiore non ha solamente un valore in sé, per le sue qualità ambientali, storiche e paesistiche: assume un valore maggiore se si considera il fenomeno ormai allarmante di un eccessivo consumo del suolo a fini edilizi che ne fa una delle poche aree pianeggianti, libere, di una certa dimensione ancora esistenti a Salò.
Preso atto delle aree urbanizzate (edifici e manufatti, strade, piazze e parcheggi, lotti e giardinetti di pertinenza) ed escludendo le aree difficilmente utilizzabili per le attività umane o da vincolare (terreni in forte pendenza, boschi, valli e argini, torrenti, aree di dissesto idrogeologico, ecc) vediamo come le aree libere rimanenti siano poche.
Pochissime quelle di una certa dimensione, tra cui Pratomaggiore.
Vediamo alcuni dati.
Aumento numero Abitazioni e Vani
Aumento percentuale delle Abitazioni e dei Vani rispetto a quelli esistenti al 1919 (coincidenti sostanzialmente con i centri storici):
Censimento Abitazioni Vani 1951 +170% +177% 1971 +3600 +390% 1981 +460% +530% 1990 +535% +637%
Dimensione abitato - Dati censiti nel 1989
Dimensione abitato per epoca di costruzione:
Andamento popolazione
Nonostante questa notevole attività edilizia, che vede un bel 27% di appartamenti non occupati (’94) cioè seconde case, la popolazione non è aumentata e, con alcuni ribassi, rimane stabile dagli anni ‘70:
ANNO POPOLAZIONE - 1861 5316 - 1911 6047 - 1951 8080 - 1971 10246 - 1991 9882 - 2001 10039 - 2006 10266
Aumento consumo territorio
La superficie del Comune compreso la porzione di lago è di 2975 ettari.
Però la superficie "calpestabile" è di soli 1670 ettari circa. Di cui:
"Siamo quasi al limite"
Le conclusioni di questi dati sono:
1. Rispetto alla situazione d’inizio novecento, con la sostanziale esistenza dei soli Centri Storici mentre il consumo di territorio è aumentato del 575%, le abitazioni del 535% e i vani del 637% la popolazione è aumenta solamente del 69%.
Quindi si può parlare di spreco di territorio.
2. In meno di 100 anni su 460 ettari di terreno adeguati alle attività umane ben 350 ne sono stati consumati per urbanizzazioni. Ne rimangono solamente circa 110.
Questo è il LIMITE fisico, non ampliabile, che deve bastare per le necessità della Comunità di Salò per le prossime generazioni.
L’importanza quindi delle aree libere assume un valore ed un interesse pubblico molto alto.
CONSUMO SUOLO
Testo tratto da: "Relazione PRG di Salò" - arch. Costantino - 1989/90
Il numero delle abitazioni è più che raddoppiato nel corso degli ultimi trent’anni.
Si tratta di uno sviluppo abnorme, che certamente ha creato e continuerà a produrre più svantaggi che vantaggi, aggravato dalla estrema difficoltà non tanto per porvi rimedio quanto di frenarne il corso.
Si è infatti innescato un processo di attesa generalizzata: non vi è proprietario di suolo, ovunque collocato magari in luoghi irraggiungibili, che non si ritenga portatore di diritto consolidato (quindi conculcato se non preso in considerazione) di costruire, lottizzare, di trasformare dalla condizione agricola o naturale a suolo da sfruttare per iniziative immobiliari.
Se si dovesse accontentare tutti, anche in minima parte, e pure escludendo i picchi più impervi, il numero dei vani edificabili potrebbe decuplicarsi e la rete viaria di Salò non riuscirebbe a contenere il parco auto corrispondente, nemmeno se tenuto immobile, una macchina stipata dietro l’altra e in più file per corsia.
E'un grosso intervento, al di fuori di ogni logica di pianificazione generale del territorio, che introduce grosse volumetrie private, mai viste in singoli contesti, che si vuole approvare con scorciatoie amministrative, favorite dalla legislazione vigente, che comportano un mancato confronto, mancata partecipazione, mancata verifica dell’inserimento dell’intervento nel contesto generale.
Questa iniziativa ha come unico interesse pubblico il presunto vantaggio (opere pubbliche o somme di denaro) che l’amministrazione ottiene in cambio.
Dopo una discussione volutamente gestita sottotono nella scorsa primavera anno 2009) il Pgt del sindaco Cipani e il progetto sono stati approvati dal consiglio comunale in scadenza: ma, ciò che è ancor più grave è l’accettazione remissiva dal nuovo sindaco Botti, indicato dai partiti maggioritari per garantire la definitiva colata di cemento su Salò: al di là di tutto e soprattutto non considerando gli interessi della cittadinanza.
Questa iniziativa ha come unico interesse pubblico il presunto vantaggio (opere pubbliche o somme di denaro) che l’amministrazione ottiene in cambio.
Abbiamo un’area agricola a Cunettone ed una attività industriale di imbottigliamento acque minerali su un’area di circa 40.579 mq a Salò zona rive.
Il Prg passato, in caso di dismissione dell’attività, prevede la realizzazione di un centro alberghiero termale, destinazione che era prevista, come impegno a carico dei privati, fin dalla concessione dello stabilimento stesso.
Tutto dimenticato!
Area agricola resa edificabile: 28.583 mq SLP industriale insediabile: 25.050 mq – un capannone di due piani per un’altezza massima di 10 metri. Quindi un volume teorico (SLPx h 3 metri) di circa 116.000 mc.
SI parla di volume teorico perché per le aree industriale non si concedono metri cubi, ma metri quadrati
Area di 40.579 mq
SLP produttiva esistente 22.661 mq Progetto:
SLP residenziale (30.000mq) + albergo (8.000 mq)+ commerciale-direzionale (930mq) + edilizia residenziale da cedere al comune (1.000mq)circa 40.000 mq.
Altezze: fino a 5 piani fuori terra e due interrati (non vengono fatti scavi, ma riporti)
Si tenga presente che quando vi è una riconversione di un’area industriale, quindi con cambi di destinazione d’uso, il privato non può pretendere nulla dal punto di vista giuridico: infatti le volumetrie esistenti unicamente perché si era presenti ad attività produttiva. Nel caso di dismissione è il comune che decide cosa e quanto permettere di fare.
Il privato cederebbe aree, opere pubbliche e denari per circa 12 milioni di euro.
Questo è il dare (anche sovrastimato), ma l’avere? Non viene quantificato.
Il bilancio economico che quantifica il dare e avere è viziato dalla scandalosa assenza del dare: cioè il valore economico delle trasformazioni d’uso dell’area industriale e dell’area agricola.
Questo calcolo porta indicativamente ad un valore che supera i 20 milioni di euro, cioè il valore di mercato delle aree private (industriale + area agricola) con la sola approvazione del progetto aumenterebbero il loro valore di più di 20 milioni di euro.
L’affare seconde case inoltre avrebbe un giro d’affari superiore ai 100 milioni (ricordiamo che gli appartamenti in ballo sono più di 300 e i prezzi delle case sono alle stelle!!)
Altro che affare per la Comunità salodiana !
Il documento preliminare di piano redatto dal Comune di Salò afferma che la disponibilità delle sorgenti è nettamente calata negli ultimi anni, lasciando l’onere di alimentazione della rete in gran parte a carico dei pozzi di Roè”, affetti da un’elevata vulnerabilità, soprattutto nei confronti di inquinanti dovuti a residui di lavorazioni industriali presenti nel subalveo del fiume Chiese. La principale fonte di alimentazione dell’intero acquedotto di Salò è quindi oggetto di una precarietà che si ritiene assolutamente inaccettabile”. La soluzione non risiede, come affermato dal Governo del paese, né in una semplice richiesta di coinvolgimento del comune di Roè Volciano, né nella realizzazione di costosissimi impianti di prelievo dell’acqua a lago: si dia invece avvio subito a ricerche per verificare la consistenza di tali risorse nell’area di Pratomaggiore e si preveda la costruzioni di pozzi atti ad attingere l’acqua.
Ammettendo anche il pareggio finale, il punto fondamentale è questo: non c’è alcun interesse pubblico nell’operazione che giustifichi il sacrificio di un’area importante come Pratomaggiore, che metta a rischio la restante piana per probabili futuri ampliamenti dell’attività industriale (di cui già si parla) e per lo spreco dell’area a lago, che diventa dimessa, per funzioni, vedi seconde case, che nulla portano al comune se non costi futuri.
Le aree vergini o esistenti utilizzabili per realizzare interventi di interesse pubblico a Salò sono rimaste molto poche, sprecare la principale è privo di senso se non c’è un ritorno economico da garantire al privato. La destinazione d’uso prevista dal PRG (centro termale e alberghiero) poteva essere confermata e se mai integrata con funzioni pubbliche, anche sanitarie, compatibili.
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Informazioni di pubblico dominio. [Fonte: archivi BresciaOggi, Giornale di Brescia]
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Indirizzo ufficiale:
| Via San Francesco d'Assisi 6 | 25087 SALO' (BS) | Italia
Telefono: +39 0365 521172
Fax: +39 0365 43644
Numero dipendenti (totale dell'azienda): da 51 a 100
Turnover: da 10 a 25 milioni EUR
Export % del Turnover: nd
Data formazione: 1974
Forma societaria: SpA
Capitale - azioni emesse: 1549370,69 EUR
Numero Registrazione: BRESCIA 197211
Partita IVA: 00569100985
Codice Fiscale: 00519730170
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Presidente del Consiglio d’amministrazione: Armando Fontana
Lo stabilimento di imbottigliamento Fonte Tavina fa parte di una «scatola cinese».
La Holding Primavera (capitale sociale 15,5 milioni di euro, il 97% alla spa Nazionale Fiduciaria) detiene il 100% della spa Primavera (capitale 20 milioni di euro, con quote in Hopa, Sangemini, Fingruppo, Raviolificio Bertarini).
Quest’ultima è proprietaria del 50% della srl Tavina (12 milioni di capitale). L’altra metà è della srl Ftz delle famiglie Fontana (Armando, presidente del Cda, possiede il 17,5%, il figlio Stefano il 19%, ecc.), Tonoli e Zanini.
Ultimo gradino: la srl Tavina ha il 100% della spa Tavina, consigliere delegato Armando Fontana, che nel 2006 ha registrato un fatturato di 20 milioni di euro e un utile di 944 mila euro.
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Mentre nel 2005 l’esercizio della Tavina era stato dichiarato chiuso con una perdita superiore ai 2 milioni, esclusivamente dovuta a svalutazioni di partecipazioni finanziarie, nel corso dell’esercizio 2006, i volumi di vendita della Tavina spa (gruppo Sangemini) sono cresciuti del 3%, grazie a un’esportazione che ha superato il 30% della produzione complessiva.
Il numero di bottiglie di vetro vendute è diminuito, ma i ricavi del Pet sono aumentati del 10% (in particolare, i volumi delle bottiglie da mezzo litro hanno segnato un incremento record del 30%).
I principali dati economici, tuttavia, hanno registrato una lieve flessione rispetto al 2005: i ricavi sono stati pari a 19,9 milioni di euro contro i 20,2 milioni dell’anno precedente.
Il Mol (o Ebitda, l’utile prima di interessi, tasse e ammortamenti) è stato di 2,1 milioni (2,25 milioni nel 2005). Positivo per 1,1 milioni il risultato prima delle imposte, mentre l’utile netto è stato di 944mila euro.